Game Community Network

  

 

 

"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3

In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "Cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "Cristiano"? Game Community tenterà di fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. È infatti in preparazione il sito GC = Gesù Cristo, che sarà un social network per videogiocatori Cristiani. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

 

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Piattaforma: PC

Sviluppatore: MiniBoss

Genere: Platform, azione, avventura

Data di uscita: 14 Marzo 2016

Modalità: Single player

Supporto per il controller: Sì

Ci potrebbero essere molti di voi che penserebbero con orrore ad un "platform retrò in 2D ispirato a Portal". Il mio corpo e le mie mani sudano come immaginavo, giocando ad un gioco con grossi pixel (ok), melodie allegre (ok) e spremitura di cervello, ma l'aspetto puzzle mi fa sentire stupido (non ok). Fortunatamente, Out There Somewhere di Miniboss è molto più originale di quanto si possa pensare, ed anche vecchia scuola. E' anche dura, ma leale. Ma mi fa ancora sentire stupido.

La meccanica di base evoca direttamente Portal. In realtà, ha molto più in comune con le complesse meccaniche di qualcosa di simile a Braid. Mi aspettavo di essere sparato attraverso portali arancio e blu, quando ho iniziato a giocare, ma è sia più semplice sia più interessante di questo. Hai una pistola che spara dei proiettili. Qualunque cosa colpiscano i vostri proiettili, sono immediatamente teletrasportati. I proiettili possono essere sparati direttamente attraverso alcuni tipi di pareti o di blocchi, e potete mantenere il vostro slancio ed usare i vostri poteri di teletrasporto, man mano che si prosegue nel gioco. E' difficile da descrivere a parole, ma con pochi secondi di gioco potrete capire l'idea. Non sono sicuro se qualcun'altro gioco ha utilizzato la stessa meccanica, ma consente di far eseguire alcuni puzzle brillanti. Questi sono combinati con un po' di platform hard-rock, che enfatizza la precisione ed il tempismo.

Il gioco presenta alcuni brani di sottofondo brillanti, anche se si ripetono molto velocemente con il rischio di diventare fastidiosi. Questo titolo ha anche un tipo di grafica retrò che fa riferimento a giochi del passato. Questo stile retrò sembra autentico, tanto che sembra che potrebbe funzionare su un Commodore 64, anche se naturalmente le animazioni ed il frame-rate sono migliori. Così, mentre si gioca e si gestisce il vostro personaggio, molto simile a Super Meat Boy, tutto sembra un VVVVVV. Ad alcuni, queste immagini semplicistiche potrebbero apparire un po' brutte, ma mi sono piaciute. Ispira nostalgia non solo con queste grosse immagini, ma anche per la sua struttura, atmosfera e tono.

Quindi, con un'estetica visiva attraente (almeno per me), ed una quantità di semplici colonne sonore, Out There Somewhere mi ha fatto giocare per molto tempo, dopo che avevo affrontato il mio primo puzzle difficile, che normalmente mi avrebbe portato a rinunciare. Vedete, io non sono un grande fan dei giochi di puzzle, e quando rimango bloccato in un gioco che richiede un po' di perseveranza, questo non mi fa tollerare a lungo il tutto, data la mia mancanza di visione a lungo termine. Out There Somewhere ha una struttura molto particolare, ed un ritmo che mi ha aiutato a tollerare l'esperienza più di quanto mi aspettassi rispetto al normale.

Il gioco non è a scorrimento, ed è strutturato come una serie di schermate. Ogni schermata ha un'uscita che deve essere raggiunta e che porta alla schermata successiva. Questo evoca dei vecchi classici gichi per sistemi ad 8 bit, come Manic Miner o Jet Set Willy. Questo influenza molto il ritmo del gioco. Si passano alcuni secondi (o addirittura minuti) a guardare il livello, cercando di capire cosa sia necessario fare. Una volta che avete un piano per progredire, l'esecuzione diventa l'ostacolo successivo. La tempistica e la precisione necessarie possono essere estreme. Sapere come raggiungere la schermata successiva è una cosa, ma farlo è in realtà un'altra. Spesso sarà necessario teletrasportarsi cinque o sei volte nel giro di pochi secondi, e se sbagliate i tempi anche solo di una frazione di secondo, sarete mangiati da un nemico o fusi in un pozzo di lava. La frustrazione è compensata dai molti checkpoint presenti nel gioco, e da quanto velocemente si torna in azione.

Fin dai momenti di apertura del gioco, nei quali si atterra su un pianeta alieno dopo una breve sezione sparatutto spaziale in 2D, Out There Somewhere ha un tocco retrò coerente e convincente. La grafica dei menù, il sonoro ed anche i temi del gioco fanno riferimento all'era 8 bit. L'atterraggio di fortuna su un pianeta alieno ed il lento rimontaggio della nave nel corso dell'interazione con strani alieni amorfi, è qualcosa che mi ha ricordato decine di titoli classici a 8 bit. L'atmosfera aliena e spettrale e la difficoltà senza compromessi sono presenti e molto corretti.

Ho apprezzato molto Out There Somewhere. Se questo vi sembra un omaggio esagerato, devo dire che questo tipo di gioco di puzzle non è esattamente il mio genere. Con un'intelligente idea di gioco principale, dei puzzle duri ma leali e bellissimi da guardare e sentire, c'è un sacco da fare in Out There Somewhere. In altre parole, se questo gioco potrebbe essere il genere di cose che vi piacciono, allora sì, è il vostro genere di cose.

Fonte: calmdowntom.com

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